Esiste, in Sud America, un carnevale coloratissimo e coinvolgente, dall’aspetto magico e dallo stile unico al mondo. E no, non è quello di Rio de Janeiro. Per ammirarlo bisogna spostarsi sulle Ande, in Bolivia, e precisamente nella cittadina di Oruro – famosa anche per le tipiche ballate di musica india. Osate spingervi oltre “l’ovvio” e andate a scoprirlo! La strada è lunga, ma fattibile. Si atterra allo scalo internazionale di La Paz (LPB) la capitale della Bolivia e da lì si possono prendere voli interni per gli aeroporti regionali di Cochabamba o di Oruro stessa. Se non vi fidate degli aerei boliviani, affidatevi a un transfer con autista, come quelli che Transfeero mette a vostra disposizione: in meno di quattro ore di viaggio, da La Paz via autostrada, arriverete a Oruro.
Oruro: un faro sulle Ande
Situata a oltre 3300 metri di altezza, sulle Ande, la città di Oruro esiste dal XVII secolo, fondata insieme alle miniere spagnole. Tuttavia, il luogo era frequentato già da millenni grazie all’esistenza di santuari indios legati ai culti locali.
La città moderna è meno affascinante di molte altre località boliviane, ma si trova in una regione particolarmente interessante dal punto di vista turistico. In centro, il monumento più originale è il Faro di Conchupata … un vero e proprio faro, come quelli che si vedono vicino ai porti, ma qui situato in cima a un monte! Qui fu issata la prima bandiera della Bolivia indipendente nel 1851. Vale la pena ammirare anche la cattedrale e il santuario della Madonna di Socavòn.
Nei dintorni, si possono effettuare escursioni alle terme di Obrajes (a circa 25 km), al sito preistorico di Calacala (30 km) oppure ai laghi di Uru Uru e di Poopò. Potreste anche visitare il Parco Nazionale di Sajama e il vulcano di Parinacota, sebbene questi due ultimi richiedano notevoli spostamenti in macchina della durata di diverse ore.
Il carnevale degli indios
Il carnevale di Oruro esprime pienamente la cultura mitologica del popolo indio degli Aymara e di quello dei Quechua. In fondo, l’antica città di “Uru Uru” custodiva la potenza degli dei ai quali questa gente si rivolgeva ed era luogo di pellegrinaggio. Qui si svolgevano le lotte tra gli spiriti del Bene e quelli del Male e i rituali ancestrali che li celebravano erano sacri per tutti. Fu dopo l’arrivo degli Spagnoli e dell’imposizione del cattolicesimo che quei riti si “trasformarono” in un carnevale. Questa festa “concessa” dalle rigide leggi dei conquistatori nascondeva, dietro gli abiti di santi e demoni, l’antico rituale indio giunto così fino a noi.
Come tutti, anche il carnevale di Oruro si svolge in febbraio/marzo e inizia il Giovedì Grasso. Ma contrariamente agli altri carnevali, si conclude prima. Il giovedì, le celebrazioni sono pressoché private, infatti sono ammessi solo i veri discendenti degli Aymara e dei Quechua: si balla, si sfila in parata e si inneggia alla dea-natura (Pachamama). Il giorno successivo la festa si sposta in una grotta, accesso ad una antica miniera, dove sorge l’altare all’ambiguo “Tio de la Mina” – una sorta di demone che nella cultura locale protegge dalle morti violente. Il sabato infine si celebra la parte religiosa del carnevale, inneggiando alla Madonna di Socavòn presso il locale santuario, prima di spostarsi dentro lo stadio cittadino.
La festa allo stadio è aperta a tutti e chiunque può ammirare la bravura dei 50 gruppi di danzatori in sfida, accompagnati da bande che possono arrivare anche a mille componenti ciascuna! Un vero e proprio bagno di folla, insomma, e …. “bagno” nel vero senso del termine, perché invece dei coriandoli la gente si lancia buste piene d’acqua! Ciò che attira di questo carnevale andino sono le maschere originali, i colori vivissimi, ma soprattutto le danze sfrenate – alcune delle quali ormai famose in tutto il Sud America, come la Caporales, la Pujllay o la Diablada.
Consigli utili
Dato che Oruro si trova a più di 3300 metri di altezza, respirare con così poco ossigeno è difficile. Prima di scatenarvi nel carnevale, siate certi di esservi ambientati, magari arrivando con qualche giorno di anticipo in città.
Prenotate con molto anticipo, sia gli alloggi che gli spostamenti.
Regalatevi l’esperienza della cucina andina, che ad Oruro è particolarmente buona: il Charquekan piatto di carne essiccata con mais bollito, patate e uova; Api con Pastel, ovvero frittelle farcite di formaggio da bagnare nel tè di mais (Api); riso al formaggio di capra; ciambelle zuccherate che qui si chiamano Chambergos. (FOTO DI ALEX PEREYRA)
